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venerdì 16 dicembre 2016

Step 23: Quel selvaggio del Tenné

E se pensassimo al Tenné in maniera "selvaggia", dunque non logica, cosa ne trarremmo fuori? Tentiamo di capirci meglio...

L'antropologo Levi-Strauss, nella sua opera "Il pensiero selvaggio" (1996), analizza la logica razionale e profonda, grazie alla quale ogni società sviluppa i propri miti e credenze, con l'intento di assegnare un qualche ordine al reale, alle cose: il mito è infatti l'espressione dell'attività inconscia della mente, e in siffatto senso non sono gli uomini a creare i miti, ma sono i miti a pensarsi negli uomini, inconsciamente.
E proprio in questo modo, in tutte le culture vengono attribuiti anche a determinati colori dei significati precisi (basti pensare che per la maggior parte degli occidentali il bianco è associato all'abito della sposa e il nero al lutto). Nello specifico volendo ricondurci alla dimensione primitiva del Tenné, spazieremo a tonalità prossime.

Addentrandoci all'interno della cultura indiana, ad esempio, ogni colore assume un forte significato simbolico, e alcune tonalità sono state tradizionalmente associate a caste diverse. Se in occidente sono eventi particolari che obbligano a determinati "codici" (ad un funerale ci si veste di nero, per esempio), in India è parte integrante delle quotidianità. Ad ogni casta è associata il suo colore: i sadhu, gli asceti indiani, sono riconoscibili per il colore arancione delle loro vesti, simbolo dell’ascesi e della rinuncia ai beni materiali, oltre che espressione della sacralità del fuoco e della saggezza.
Sadhu in meditazione in un tempio

E dato che "selvaggio" è anche il bricoleur, definito proprio da Strauss come "qualcuno che elabora continuamente il materiale a sua disposizione e quello del mondo che lo circonda per escogitare possibilità combinatorie e creative", possiamo affermare che il materiale selvaggio per eccellenza legato al Tenné è certamente la terracotta: le sue caratteristiche naturali, in particolare la duttilità, consentono di modellarla molto facilmente nelle forme desiderate e ne fanno una delle sostanze più utilizzate, sin dall'antichità, per la fabbricazione di utensili e oggetti
Blocco di terracotta da modellare
 di vario genere.

E per scoprire come trasfomare in innovativi dei semplici barattoli di terracotta, consigliamo di visitare la seguente pagina di decoupage.

martedì 13 dicembre 2016

Step 22: Il Tenné nell'Architettura

Non potevamo terminare il nostro percorso sul colore nell'Arte senza addentrarci nel mondo dell'architettura. Ancora una volta, per la scelta di un elemento architettonico che ben rappresenti il Tenné, abbiamo voluto fare riferimento ad una sfumatura prossima, assunta dal colore dell'argilla (materiale che avevamo già adocchiato come pertinente al Tenné nel post sul Mito).

Si trova in Colombia, a Villa de Levya, la "Casa Terracota" (in spagnolo, o Casa Barro) costruita interamente in argilla. Terminata nel 2012, essa si mostra come un enorme tumulo di ceramica, modellato in modo da assomigliare ad un cottage (è nota infatti anche come "cottage dei Flintstones"), ed occupa una superficie di 540 mq; all'interno tutto è costruito in terracotta. La casa può essere considerata non solo un incredibile opera architetturale, ma anche una vera e propria opera d’arte in ceramica, realizzata a mano dall'architetto colombiano Octavio Mendoza Morales.


La "Casa Terracota"
Architettura particolare della "Casa Terracota"

Proprio lo stesso materiale, la terracotta, veniva già adoperato in età paleolitica, e compare nell'unico trattato di architettura giunto integro dall'antichità , il "De architectura" (15 a.C.) di Marco Vitruvio Pollione, architetto e scrittore romano della seconda metà del I secolo a.C. L'opera tratta in generale dei metodi costruttivi degli antichi romani, ma anche della progettazione di strutture, come acquedotti, edifici, porti o strumenti di misurazione.
In particolare, nel libro VIII, dedicato all’idrologia e all’idraulica, espone i materiali utilizzati nella costruzione delle condutture, muratura, piombo e terracotta, quest'ultima scelta per le condutture riservate agli usi agricoli.
" Il trasporto dell’acqua si fa in tre modi: con canali artificiali, con tubature di piombo, con condutture di terracotta (tubulis fictilibus). [...] i tubi di terracotta non devono essere spessi meno di due dita, e devono avere da una parte un’imboccatura tale da poter entrare e connettersi l’uno con l’altro. [...] I vantaggi del trasporto con tubi di terracotta sono i seguenti: prima di tutto, se si produce qualche danno, chiunque è in grado di ripararlo. Inoltre in questi tubi l’acqua è molto più salubre "                                                           (De architectura, VIII, 6)
 [Per il pdf dell'opera, De architectura ]

giovedì 27 ottobre 2016

Step 10: L'Emblema del Tenné

E se volessimo scegliere un'immagine simbolica che ben rappresenta il nostro colore?
Dalla Definizione cromatica del nostro colore, avevamo scoperto che neIl'ambito dell'araldica, il Tenné, a volte indicato come tanné o cannellato, è una tinta di colore marrone aranciato usata ufficialmente in blasonatura*, quanto meno secondo la tradizione araldica dell'Europa continentale, utilizzata principalmente per decorare blasoni, stemmi di famiglia o di leve militari. 
Premesso tutto ciò, la scelta dell'emblema ci porta piuttosto lontano...


Baroda, stato principesco del subcontinente indiano (ora facente parte del Gujarat), vide tra i suoi principali sovrani Sayaji Rao Gaekwad IIImaharaja dal 1875 al 1939.
Durante il suo regno, venne realizzato in suo onore uno stemma, ora conservato nel Museo di Stato di Baroda, che presenta il tenné come principale colore, in particolare nello scudo centrale e nel nastro recante il motto JIN GHAR JIN TAKHT scritto in devenagiri, alfabeto dell'India antica.

Stemma in onore del maharaja Sayaji Rao Gaekwad III,
testimonianza dell'uso del tenné in blasonatura


*blasonatura = descrizione di uno stemma, con i suoi smalti, le sue partizioni, le sue figure nella loro posizione, nel loro numero, nei loro attributi, secondo le leggi e la terminologia proprie della scienza araldica.

domenica 23 ottobre 2016

Step 08: Il Tenné per la Non-Scienza

"Quella superstizione religiosa che presso gli altri uomini è oggetto di biasimo, serve in Roma a mantenere unito lo Stato [...]. Ciò potrebbe suscitare la meraviglia di molti; a me sembra che i Romani abbiano istituito questi usi pensando alla natura del volgo: [...] poiché la moltitudine è per sua natura volubile e soggiace a passioni di ogni genere, a sfrenata avidità, ad ira violenta, non c'è che trattenerla con siffatti apparati e con misteriosi timori. Sono per questo del parere che gli antichi non abbiano introdotto senza ragione presso le moltitudini la fede religiosa e le superstizioni sull'Ade, ma che piuttosto siano stolti coloro che cercano di eliminarle ai nostri giorni." 
                                                               Storie, VI, 56, Polibio  

Sin dai tempi più antichi, come ci mostra questo passo dello storico greco Polibio, tantissimi modi di fare e di dire, atteggiamenti e comportamenti della gente, risultano condizionati proprio da quelle credenze popolari che si vorrebbe ignorare, ma delle quali si subisce un inevitabile influsso. Credenze che, tramandate di generazione in generazione, trovano spesso terreno fertile per gran parte delle persone. E’ difficile, se non inevitabile, per chi sia a conoscenza del loro significato, anche se ammette di non crederci, non restarne coinvolto. Per questa ragione dunque, analizzeremo in che modo il nostro colore è chiamato in causa nel mondo della superstizione, dei detti e proverbi comuni, non solo nella nostra cultura!


In un antico proverbio romano si dice:
" Equus fulvus prius enectus quam fatigatus " (Il cavallo fulvo è già spossato prima di essere domato).
Ma l'aggettivo fulvus compare anche nel nome scientifico del grifone, come avevamo già notato ne Il Tenné e il Mito.
In alcune leggende questo animale abitava i monti Rifei dove estraeva l’oro, mentre presso alcune tribù, si credeva punisse l'avidità e l'avarizia sorvegliando l'oro e le abbondanti gemme che si trovavano sui monti (di solito il Caucaso o gli Urali) facendo a brandelli chiunque cercasse di rubare queste ricchezze.
Inoltre, i grifoni rappresentavano la superbia: questa associazione è dovuta al fatto che si narra che Alessandro Magno cercò di cavalcarne uno per raggiungere la sommità del cielo.
Riguardo al suo uso regolare nell'Araldica, Boekler (1688) diede la seguente interpretazione: "I Grifoni sono ritratti con un corpo di leone, testa d'aquila, lunghe orecchie, e gli artigli dell'aquila, ad indicare l'unione tra forza ed intelligenza". Quest'interpretazione nasce dal fatto che l'aquila simboleggia l'intelligenza, mentre il leone la forza, quindi il grifone rappresenta la perfetta unione di muscoli e cervello. Ma, dopo il cambiamento di vedute seguito a Dante, in cui è ritenuto simbolo della Chiesa, divenne il nemico del Serpente e del Basilisco, entrambi considerati demoniaci.

E nel Vocabolario degli Accademici della Crusca (1705) viene riportato l'antico detto:
 " Dare un grifone a uno " : si dice del dargli un pugno nel viso


CORNIOLA
La pietra ormai a noi cara è protagonista di moltissime credenze. 
Nel Dizionario delle superstizioni (1993), pubblicato da Alfonso Burgio, si legge:
 Pietra sacra alla Vergine, essa preserva da ogni male: allontana le convulsioni, la febbre  intermittente, quella a passo ridotto e quella maltese.
 Per queste sue virtù immunizzatrici, scrive Goethe: 
" La corniola è un talismano, ti fa star felice e sano. Ti protegge dai malanni la tua casa non ha danni ".
 Nell'antica Grecia le matrone la usavano contro i reumatismi e le nevralgie, mentre in  Spagna, al tempo del re Alfonso X, era consigliata per dare un timbro più virile alle voci  bianche e a quelle delle persone peritose: 
 " La corniola tieni d'occhio
 è una pietra portentosa: 
 se hai una voce da finocchio
 te la rende cavernosa ".
 (Anonimo lapidario spagnolo)

La gemma magica si crede inoltre aiuti a trovare la serenità, stimoli la curiosità, accresca le abilità analitiche della mente, esorti all'azione
Alcuni Nativi Americani se ne servivano per scacciare l'apatia o liberare le persone dal dolore e dall'invidia, mentre nel Medioevo chi la sceglieva come ornamento era protetto dai pensieri impuri, stregoneria, fulmini e nevralgie. 
In Cina si pensava che trasformasse le persone timide e impacciate in eccellenti oratori. Secondo la medicina ayurvedica, la corniola è tra i sette cristalli che emettono vibrazioni benefiche: rafforza il carattere, equilibra le passioni, migliora la qualità e la circolazione del sangue, arresta le emorragie, vince i dolori delle coliche, aiuta gli anemici, l'intestino e la digestione, favorendo in generale il metabolismo.



QUERCIA
E non potevano mancare modi di dire e proverbi sulla quercia (ricordiamo che l'antico nome del tenné, tané, identifica la corteccia della quercia), simbolo di forza, longevità e durezza:

" Essere una vecchia quercia " (si dice di una persona anziana ma in ottima salute, oppure di una persona forte e robusta in generale. Riferito anche a individui di grande saldezza morale o grande forza d'animo, capaci di far fronte alle difficoltà e di sopportare e reagire alle avversità della vita senza lasciarsene abbattere)

Una canna al vento vive, mentre possenti querce cadono " (proverbio cinese)

" Forti querce crescono da piccole ghiande " (proverbio inglese)

" Piccoli colpi hanno abbattuto grandi querce " (proverbio olandese)

" Le querce non fanno limoni " (proverbio italiano, o arance in una versione marchigiana)

" Al primo colpo non cade la quercia! " (proverbio italiano; variante latina/greca:
Multis ictibus deicitur quercus / πολλαῖς πληγαῖς στεῤῥὰ δρῦς δαμάζεται )

La quercia storta si raddrizza con le botte " (detto abruzzese)

" La quercia fa ghianda " (detto marchigiano)

Chi pianta una quercia è nobile d'animo " (detto toscano)

" Aspetta il porco alla quercia " (detto toscano, consiglia l'attesa del momento giusto)



Curiosità: in lingua inglese, viene indicato con il nome tawny owl a causa del suo colore, quello che noi conosciamo come allocco.
Molte sono le credenze popolari legate a questo animale, legate forse al suo aspetto. La testa grossa, il corpo grassoccio, gli occhi tondi, il volo silenzioso e notturno, l'udito finissimo e la capacità di ruotare la testa hanno fatto nascere la leggenda che la loro visione preannunci disgrazie e morte; associati alle streghe, nel Medioevo qualcuno li inchiodava fuori dalla porta di casa per allontanare gli spiriti maligni.
William Shakespeare scrive nel suo Giulio Cesare (Atto 1 Scena 3):
 " E ieri l'uccello della notte si è seduto / Anche a mezzogiorno sulla piazza del mercato / urlando e strillando ".
John Ruskin ne parla dicendo:
 " Qualunque cosa la gente saggia può dire di loro, io alla fine ho sempre trovato il grido del gufo profezia di malizia per me ". 
Nel suo libro Follie di Brooklyn, Paul Auster confessa: 
" Preferisco mille volte un furfante astuto a un pio allocco. Forse il primo non rispetterà le regole del gioco, ma ha lo spirito ".

Inoltre, perché si dice "restare come un allocco" o "essere un allocco?
L'allocco, o tawny owl in inglese
Questo rapace notturno si è guadagnato l'immeritata fama di essere stupido, a causa dell'espressione sciocca assunta dai suoi grandi occhi rotondi, fissi e vacui, specie se abbagliati da una luce diretta. La stessa espressione che assume chi rimane inerte e attonito di fronte a una situazione imprevista.
E infatti, un proverbio emiliano ci confessa che:

Gli allocchi sono cari a tutti i prezzi "

  (I luc i en cär a tüt i prési)

venerdì 21 ottobre 2016

Step 06: Il Tenné nella Scienza

Abbiamo visto entrare il Tenné all'interno di mondi più disparati (e non è finita!). Prima di proseguire, tuttavia, sarebbe bene domandarci come e quando la nostra tinta, in tutte le sue tonalità, si introduce nella ricerca scientifica in senso lato.
Nel Medioevo, era riconosciuto un modello di corrispondenza tra pianeti, colori, metalli e pietre preziose. Chi per primo però ha indagato sulla loro natura basandosi sull'osservazione, sull'ipotesi, sull'esperimento?

Isaac Newton, noto per il suo trattato l'Ottica (1704), fu il primo ad osservare che un raggio di sole, attraversando un prisma, si dilata in uno spettro oblungo, l'arcobaleno, in cui il rosso e il violetto ai suoi due estremi delimitano i colori intermedi.
In contrasto con il fisico inglese, Louis Bertrand Castel, matematico francese autore dell'Ottica dei Colori (1740), testo in cui osservò che i colori della luce suddivisi dal prisma dipendevano dalla distanza dal prisma. Ecco il primo trattato di fisica in cui appare il colore Fauve, traduzione francese di fulvo.

La diffrazione della luce secondo Castel: viene prodotto il colore "fauve"

Nel 1758 il matematico e astronomo tedesco Tobias Mayer (1723-1762) realizza il primo sistema tricromatico di ordinamento dei colori materiali (cioè superficiali, di pigmenti). Mayer parte dai tre colori che considera “perfetti” o “puri”: il rosso, il giallo e il blu e li rappresenta ai tre vertici di un triangolo. Le mescolanze di due di tali colori sono situate sui lati del triangolo, le mescolanze di tre colori all’interno del triangolo. Ogni colore è rappresentato dalle quantità delle tre componenti rosso, giallo e blu. Per esempio 4, 6, 2 è un ocra con 4 parti di rosso, 6 parti di giallo e 2 parti di blu. La sua teoria è contenuta in una conferenza alla Göttingen Academy of Sciences intitolata De affinitate colorum commentatio (1758). Il suo obiettivo era quello di stabilire quanti colori l’occhio umano fosse in grado di distinguere. Considerando 12 colori per ogni combinazione di primari e 10 livelli di “chiarezza”, il risultato di Mayer era che l’occhio umano può distinguere 910 colori diversi (oggi si ritene che l’occhio umano possa distinguerne circa 10 milioni).

Il triangolo cromatico di Mayer


Nel 1775 il fisico tedesco Georg Christoph Lichtenberg che aveva curato la pubblicazione dell’opera omnia di Tobias Mayer nel volume Opera ineditariprende il modello triangolare di Mayer ma con soli sette colori per lato, e su questo applica la regola del baricentro di Newton. Ottiene una notazione identica a quella della moderna colorimetria. Ma se la regola del baricentro di Newton si basa su mescolanze di luci, il triangolo di Mayer è basato su mescolanze di pigmenti. Dal vertice in alto e seguendo il lato destro centrale si diramano tonalità dall'arancione al giallo rossastro.
Il modello cromatico triangolare di Lichtenberg

Riportiamo infine la stella di Johannes Itten (in tedesco Farbenkugel, 1921), che si ottiene immaginando di “sbucciare “ la sfera cromatica che, vista dall’alto, mostra il polo bianco al centro, mentre quello nero viene suddiviso nelle dodici punte della stella. L’anello intermedio contiene i colori saturi. Gli altri anelli contengono le tonalità dovute a mescolanze con il bianco ed il nero. Ogni punta a partire dal centro presenta 6 tonalità dello stesso colore dal chiaro allo scuro; nei cerchi concentrici si osservano 12 colori diversi ma con la stessa intensità. Interessante per noi la punta dell'arancione.


La stella cromatica di Itten


GEOLOGIA
Anche in geologia, l'indagine su rocce e minerali comporta il riconoscimento di nuove gradazioni di colore. 
Dal Dizionario di autognosia eccletica universale o sia fior di scienza (1842) di Antonio Zambaldi ci proviene una definizione della corniola:
"specie di minerale a base di silice, di color rosso carneo, volgente da un lato al color giallo della cera sino alla così detta corniola cotognina od anco al bruno cornea mentre poi dall'altro lato volge essa gradatamente sino al più intenso rosso cupo di granata" 
Pietra della corniola
Ancora, nel manuale di scienza e storia naturale, Dello stato fisico del suolo di Roma (1820), Giovanni Battista Brocchi indaga sulla costituzione del terreno della capitale in base alla natura delle rocce; è nella sezione di quelle vulcaniche che egli si sofferma sulle varietà di tufo, la cui massa è un aggregato di scorie, lapilli e ceneri; sul tufo litoide afferma:
"Il suo colore è rosso lionato con macchie di tinta più carica o che dipendono da frammenti di lava cui tessitura si accosta a quella della pomice."
Tufo litoide rossastro


Curiosità: il nome Tenné deriva dal tanno, che in biologia indica la corteccia di alcuni vegetali contenente tannino, specialmente della quercia (Quercus), impiegata nella concia del cuoio.


Corteccia di quercia


Il genere Quercus comprende alcune specie sempreverdi, diffuse prevalentemente lungo le coste del Mediterraneo. Le più comuni querce sono state classificate da Linneo, botanico svedese del '700, come Quercus robur e vengono dette comunemente roveri.
Dal Dizionario enciclopedico delle scienze, lettere e arti (1834) di Antonio Bazzarini leggiamo qualcosa in merito alla corteccia del rovere:
La corteccia pestata e polverizzata somministra la miglior concia per la preparazione delle pelli; dà un colore fulvo, e può fino a certo punto sostituire le galle e le cupolette nella tintoria e nell' arte del cappellaio "

domenica 9 ottobre 2016

Step 02: La Traduzione del Tenné nel mondo

Diviene importante chiedersi adesso come il tenné è conosciuto tra i vari Paesi del mondo, ovvero con quali specifici termini viene identificato e come questi vanno letti...

tawny (inglese) 
leonado (spagnolo)
tannare (latino medievale)
سمرة مصفرة (smra' musfira) (arabo)
黄褐色 (Huáng hésè) (cinese)


In molte lingue, il tenné non trova una specifica traduzione come sostantivo, ma è spesso utilizzato in qualità di aggettivo che assume il significato di color "brunato" o "marrone giallognolo" o "fulvo". Eccone alcuni esempi:

zlatast (bosniaco,croato)
kollakaspruun (estone)
kayumanggi (filippino)
kellanruskea (finlandese)
fauve (francese)
黄褐色の (Kōkasshoku no) (giapponese)
κιτρινομαύρος (kitrinomávros) (greco moderno)
kuning kecoklatan (indonesiano, malese)
dzeltenbrūns (lettone)
gelsvai ruda (lituano)
шаргал (shargal) (mongolo)
gulbrun (norvegese)
geelbruin (olandese)
brunatny (polacco)
fulvo (portoghese)
roșiatic (rumeno)
рыжевато-коричневый (ryzhevato-korichnevyy) (russo)
мркожут (mrkožut) (serbo)
gelbbraun (tedesco)
sarımsı kahverengi (turco)
рудувато-коричневий (ruduvato-korychnevyy) (ucraino)