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martedì 13 dicembre 2016

Step 22: Il Tenné nell'Architettura

Non potevamo terminare il nostro percorso sul colore nell'Arte senza addentrarci nel mondo dell'architettura. Ancora una volta, per la scelta di un elemento architettonico che ben rappresenti il Tenné, abbiamo voluto fare riferimento ad una sfumatura prossima, assunta dal colore dell'argilla (materiale che avevamo già adocchiato come pertinente al Tenné nel post sul Mito).

Si trova in Colombia, a Villa de Levya, la "Casa Terracota" (in spagnolo, o Casa Barro) costruita interamente in argilla. Terminata nel 2012, essa si mostra come un enorme tumulo di ceramica, modellato in modo da assomigliare ad un cottage (è nota infatti anche come "cottage dei Flintstones"), ed occupa una superficie di 540 mq; all'interno tutto è costruito in terracotta. La casa può essere considerata non solo un incredibile opera architetturale, ma anche una vera e propria opera d’arte in ceramica, realizzata a mano dall'architetto colombiano Octavio Mendoza Morales.


La "Casa Terracota"
Architettura particolare della "Casa Terracota"

Proprio lo stesso materiale, la terracotta, veniva già adoperato in età paleolitica, e compare nell'unico trattato di architettura giunto integro dall'antichità , il "De architectura" (15 a.C.) di Marco Vitruvio Pollione, architetto e scrittore romano della seconda metà del I secolo a.C. L'opera tratta in generale dei metodi costruttivi degli antichi romani, ma anche della progettazione di strutture, come acquedotti, edifici, porti o strumenti di misurazione.
In particolare, nel libro VIII, dedicato all’idrologia e all’idraulica, espone i materiali utilizzati nella costruzione delle condutture, muratura, piombo e terracotta, quest'ultima scelta per le condutture riservate agli usi agricoli.
" Il trasporto dell’acqua si fa in tre modi: con canali artificiali, con tubature di piombo, con condutture di terracotta (tubulis fictilibus). [...] i tubi di terracotta non devono essere spessi meno di due dita, e devono avere da una parte un’imboccatura tale da poter entrare e connettersi l’uno con l’altro. [...] I vantaggi del trasporto con tubi di terracotta sono i seguenti: prima di tutto, se si produce qualche danno, chiunque è in grado di ripararlo. Inoltre in questi tubi l’acqua è molto più salubre "                                                           (De architectura, VIII, 6)
 [Per il pdf dell'opera, De architectura ]

venerdì 11 novembre 2016

Step 14: Il Tenné nella Chimica

Anche nel mondo vasto e preciso della chimica, il colore è presente in tutte le sue tonalità sotto forma di pigmenti, organici, inorganici, naturali o sintetici.
Scopriremo dunque sfumature di tenné... chimiche!

Oggi, grazie alla tecnologia, è possibile ottenere ogni colore e tonalità immaginabile. Ma ritornando indietro nel tempo si scopre come fosse difficile ottenere il colore giusto: nell'800 artisti e pittori si lanciavano in vere e proprie imprese per ottenere i pigmenti ideali per le proprie opere. La maggior parte di quanto conosciamo ora del loro uso in campo artistico è dovuto al lavoro di Edward Forbes, storico e direttore del Fogg Art Museum, il quale viaggiò per tutto il mondo catalogando e recuperando pigmenti di colore originale per autenticare antichi dipinti italiani. La sua collezione è arrivata a raccogliere più di 2,500 pigmenti! Per le tonalità che ci interessano, si va dal Marrone Mummia, una resina marrone estratta dalle bende delle mummie, fino al Legno Brasiliano, ottenuto dal pigmento di origine vegetale Brasilin (brasilina in italiano), presente nei tronchi, che dà quella particolare tonalità di marrone tendente al rosso; esso è anche il colorante che dà quel colore unico a violini, archi e mobili di altissima qualità. 






La sua formula bruta è : 
C16H14O5 






A proposito di arte, tra i pigmenti pittorici in polvere, puri o meno, ottenuti dunque naturalmente o artificialmente, ci preme annoverarne qualcuno dalla lista di Pigmenti.net. Pur non essendo presente il tenné, diverse sfumature gli si avvicinano:


ARANCIO DI MARTE

Tipo : Pigmento inorganico minerale sintetico
Formula : Fe2O3 * nH2O + Al2O3




TERRA DI SIENA BRUCIATA

Tipo : Pigmento minerale inorganico naturale 

Composizione : Ossido di ferro, silicati argillosi e impurità 

Formula : Fe2O3 * nH2O + Al2O3 (60%) manganese diossido (1%)


Dal sito Belle Arti il pigmento per artisti in polvere "terra di siena bruciata" appare così:

I pigmenti possono anche essere utilizzati nel campo dell'artigianato
Pigmento "Tenné"
prodotto dall'industria Degussa

Ad esempio, essi vengono applicati su terracotta, oggetti di ceramica o bisque; hanno l'aspetto della seta, se lasciati non smaltati, altrimenti intensificheranno di colore. Durante il loro processo di cottura, i colori si fondono donando al materiale purezza, intensità e brillantezza.
La Evonik Degussa, nota più semplicemente come Degussa, è un'industria chimica tedesca che produce proprio questo tipo di pigmenti. Quello tenné risulta avere l'aspetto in figura.




OSSIDAZIONE

In generale, l'ossidazione indica la reazione diretta di un elemento o di un composto con l'ossigeno.
Nei metalli, questo comune processo porta alla formazione, sulla loro superficie, della cosiddetta ruggine, un composto di sostanze fra le quali prevalgono ossidi, idrossidi ed ossidi idrati di ferro a diverso stato di ossidazione; la sua colorazione è bruno-rossastra.
La formula chimica della reazione che vede coinvolti Fe e H2O è la seguente:
3Fe + 4H2O → Fe3O4 + 4H2
Il meccanismo di formazione della ruggine coinvolge reazioni chimiche con il biossido di carbonio, l'umidità, l'ossigeno dell'aria e l'anidride solforosa. Ecco come può presentarsi:
Aspetto della ruggine

Proprio dall'ossido di ferro, componente principale della ruggine, avente formula bruta Fe2O3 , si estraggono numerosi pigmenti naturali, ma esso viene anche venduto da diverse aziende sotto le più svariate tinte.

La ditta SIOF, a titolo di esempio, produce pigmenti inorganici per la colorazione, ossidi di ferro sintetici e naturali, avvalendosi di proprie tecnologie negli stabilimenti di Pozzolo Formigaro (AL) e Verona. 

Nel suo catalogo di ossidi sintetici giallo-brunisegnaliamo quello arancio; tra i rossiquello rosso chiaro micronizzato.






Nei cibi, così come nelle piante, invece, il processo si verifica, nella maggior parte dei casi, a causa dell'esposizione di questi all'aria (ossigeno) o per gli effetti del calore o della luce. 
Mela ossidata
In particolare, nella frutta e nella verdura, l'ossidazione enzimatica dei polifenoli, molecole organiche naturali, ne causa l'imbrunimento: come nelle foglie d'autunno, le sostanze perdono clorofilla acquisendo le sfumature giallo-rosse dei carotenoidi residui, classe di pigmenti vegetali di natura lipidica, di cui i più comuni sono il caroteneC40Hx, pigmento che conferisce colorazione rossa o arancio, la luteinaC₄₀H₅₆O₂, che dona il giallo a frutta e verdura, e il licopeneC40H56, pigmento rosso responsabile del colore dei pomodori.
Foglie nei diversi stati di ossidazione 






MINERALI

In mineralogia, ci è d'obbligo ricordare il gruppo di nesosilicati, detto granato, a cui è solitamente associata l'idea di una pietra preziosa di colore rosso più o meno cupo: in realtà esso si presenta in una serie molto più varia di colori che va dal viola al rosa, dall'arancione al giallo, dal verde al marrone, dal nero all'incolore.

Di specifica importanza per noi è l'essonite, minerale che appartiene al gruppo del granato grossularia, caratteristico della Val di Susa, in Piemonte.
Mentre la maggior parte dei granati grossularia è verde, l'essonite di solito ha un colore arancio-marrone, che le ha valso il soprannome di "pietra cannella", ma la sua gamma di di sfumature varia dal miele-giallo ad arancio-bruno fino al rosso-bruno; una delle sue caratteristiche distintive è infatti l'effetto chiamato "
mescolanza". 

Pigmenti naturali vengono estratti direttamente dal minerale, avente formula bruta: Ca3Al2(SiO4)3


Fragmento di essonite

Anche l'ocra gialla è un preciso pigmento naturale costituto da argilla contenente goethite, minerale costituito da idrossido di ferro, (formula chimica: α-FeO(OH) ), di colore giallo-bruno, e/o lepidocrite, minerale di color marrone-rossastro (formula: γ-FeO(OH) ), e, talvolta, jarosite, minerale contenente potassio, a volte sostituito dal sodio (formula: KFe3+3(SO4)2(OH)6 ). Per un'immagine, cliccate sui nomi dei minerali.

martedì 8 novembre 2016

Step 13: Il Tenné nel Fumetto

Entriamo adesso nel mondo del fumetto per cercare di scoprire se esiste una vignetta che illustri, in senso descrittivo, la presenza del tenné. La risposta è certamente affermativa!

Nell'edizione (inglese) "Holiday Special" del fumetto MARVEL (Holiday Magazine) del 2014, pubblicato dalla nota casa editrice Marvel Comics, compare una citazione del nostro colore (tawny in lingua originale).

La vignetta, in particolare, è tratta da una scena dei "Fantastici Quattro", fumetto creato da Stan Lee (per i testi) e da Jack Kirby (per i disegni) nel 1961, per la casa editrice sopra citata. I personaggi principali sono quattro: Reed Richards (Mister Fantastic), con l'abilità di allungare o modificare in qualsiasi cosa voglia ogni parte del suo corpo, detto anche l’uomo di gomma; Ben Grimm (la Cosa), che ha il dono di una forza smisurata; Johnny Storm (la Torcia Umana), il cui superpotere è la capacità di volare e di infiammarsi, di avere controllo sul fuoco tanto da poterne creare oggetti; Sue Storm (la Donna Invisibile), capace di diventare invisibile oltre che di creare campi di forza invisibili.


Nella scena, è descritta una situazione di tensione tra la Cosa e la Torcia Umana (di seguito la traduzione) :
" La tentazione di un'imprecazione lui la teneva stretta fra i denti, e il fumo gli circondava la testa come una ghirlanda. Aveva una faccia di pietra e un corpo per lo più di color tenné che si agitò quando gridò, :"DIO D*****, JOHNNY!" " 


E ancora, il nostro colore (sempre in lingua inglese, tawny) è presente in una vignetta di "Calvin & Hobbes", striscia a fumetti ideata e realizzata dal disegnatore statunitense Bill Watterson, che narra le avventure di Calvin, un bambino di sei anni dall'immaginazione inarrestabile, e di Hobbes, la sua tigre di pezza. Il personaggio di Hobbes è disegnato in due modi diversi: con Calvin è un personaggio che vive, parla e agisce, mentre con gli altri - che non lo vedono attraverso la fantasia di Calvin - è una normalissima tigre di pezza inanimata. La striscia è stata pubblicata sui quotidiani statunitensi dal novembre 1985 al dicembre 1995 comparendo su 2.400 pubblicazioni diverse.
La strip (striscia) è datata 29 maggio 1990 (purtroppo la traduzione letterale non rende la comicità) :
" Contraendo la coda a ciuffi, una calda pancia color tenné: una tigre stanca. "
" ..Un haiku allitterativo composto da Calvin. Grazie, grazie."
" Diamine. " 
           

domenica 23 ottobre 2016

Step 08: Il Tenné per la Non-Scienza

"Quella superstizione religiosa che presso gli altri uomini è oggetto di biasimo, serve in Roma a mantenere unito lo Stato [...]. Ciò potrebbe suscitare la meraviglia di molti; a me sembra che i Romani abbiano istituito questi usi pensando alla natura del volgo: [...] poiché la moltitudine è per sua natura volubile e soggiace a passioni di ogni genere, a sfrenata avidità, ad ira violenta, non c'è che trattenerla con siffatti apparati e con misteriosi timori. Sono per questo del parere che gli antichi non abbiano introdotto senza ragione presso le moltitudini la fede religiosa e le superstizioni sull'Ade, ma che piuttosto siano stolti coloro che cercano di eliminarle ai nostri giorni." 
                                                               Storie, VI, 56, Polibio  

Sin dai tempi più antichi, come ci mostra questo passo dello storico greco Polibio, tantissimi modi di fare e di dire, atteggiamenti e comportamenti della gente, risultano condizionati proprio da quelle credenze popolari che si vorrebbe ignorare, ma delle quali si subisce un inevitabile influsso. Credenze che, tramandate di generazione in generazione, trovano spesso terreno fertile per gran parte delle persone. E’ difficile, se non inevitabile, per chi sia a conoscenza del loro significato, anche se ammette di non crederci, non restarne coinvolto. Per questa ragione dunque, analizzeremo in che modo il nostro colore è chiamato in causa nel mondo della superstizione, dei detti e proverbi comuni, non solo nella nostra cultura!


In un antico proverbio romano si dice:
" Equus fulvus prius enectus quam fatigatus " (Il cavallo fulvo è già spossato prima di essere domato).
Ma l'aggettivo fulvus compare anche nel nome scientifico del grifone, come avevamo già notato ne Il Tenné e il Mito.
In alcune leggende questo animale abitava i monti Rifei dove estraeva l’oro, mentre presso alcune tribù, si credeva punisse l'avidità e l'avarizia sorvegliando l'oro e le abbondanti gemme che si trovavano sui monti (di solito il Caucaso o gli Urali) facendo a brandelli chiunque cercasse di rubare queste ricchezze.
Inoltre, i grifoni rappresentavano la superbia: questa associazione è dovuta al fatto che si narra che Alessandro Magno cercò di cavalcarne uno per raggiungere la sommità del cielo.
Riguardo al suo uso regolare nell'Araldica, Boekler (1688) diede la seguente interpretazione: "I Grifoni sono ritratti con un corpo di leone, testa d'aquila, lunghe orecchie, e gli artigli dell'aquila, ad indicare l'unione tra forza ed intelligenza". Quest'interpretazione nasce dal fatto che l'aquila simboleggia l'intelligenza, mentre il leone la forza, quindi il grifone rappresenta la perfetta unione di muscoli e cervello. Ma, dopo il cambiamento di vedute seguito a Dante, in cui è ritenuto simbolo della Chiesa, divenne il nemico del Serpente e del Basilisco, entrambi considerati demoniaci.

E nel Vocabolario degli Accademici della Crusca (1705) viene riportato l'antico detto:
 " Dare un grifone a uno " : si dice del dargli un pugno nel viso


CORNIOLA
La pietra ormai a noi cara è protagonista di moltissime credenze. 
Nel Dizionario delle superstizioni (1993), pubblicato da Alfonso Burgio, si legge:
 Pietra sacra alla Vergine, essa preserva da ogni male: allontana le convulsioni, la febbre  intermittente, quella a passo ridotto e quella maltese.
 Per queste sue virtù immunizzatrici, scrive Goethe: 
" La corniola è un talismano, ti fa star felice e sano. Ti protegge dai malanni la tua casa non ha danni ".
 Nell'antica Grecia le matrone la usavano contro i reumatismi e le nevralgie, mentre in  Spagna, al tempo del re Alfonso X, era consigliata per dare un timbro più virile alle voci  bianche e a quelle delle persone peritose: 
 " La corniola tieni d'occhio
 è una pietra portentosa: 
 se hai una voce da finocchio
 te la rende cavernosa ".
 (Anonimo lapidario spagnolo)

La gemma magica si crede inoltre aiuti a trovare la serenità, stimoli la curiosità, accresca le abilità analitiche della mente, esorti all'azione
Alcuni Nativi Americani se ne servivano per scacciare l'apatia o liberare le persone dal dolore e dall'invidia, mentre nel Medioevo chi la sceglieva come ornamento era protetto dai pensieri impuri, stregoneria, fulmini e nevralgie. 
In Cina si pensava che trasformasse le persone timide e impacciate in eccellenti oratori. Secondo la medicina ayurvedica, la corniola è tra i sette cristalli che emettono vibrazioni benefiche: rafforza il carattere, equilibra le passioni, migliora la qualità e la circolazione del sangue, arresta le emorragie, vince i dolori delle coliche, aiuta gli anemici, l'intestino e la digestione, favorendo in generale il metabolismo.



QUERCIA
E non potevano mancare modi di dire e proverbi sulla quercia (ricordiamo che l'antico nome del tenné, tané, identifica la corteccia della quercia), simbolo di forza, longevità e durezza:

" Essere una vecchia quercia " (si dice di una persona anziana ma in ottima salute, oppure di una persona forte e robusta in generale. Riferito anche a individui di grande saldezza morale o grande forza d'animo, capaci di far fronte alle difficoltà e di sopportare e reagire alle avversità della vita senza lasciarsene abbattere)

Una canna al vento vive, mentre possenti querce cadono " (proverbio cinese)

" Forti querce crescono da piccole ghiande " (proverbio inglese)

" Piccoli colpi hanno abbattuto grandi querce " (proverbio olandese)

" Le querce non fanno limoni " (proverbio italiano, o arance in una versione marchigiana)

" Al primo colpo non cade la quercia! " (proverbio italiano; variante latina/greca:
Multis ictibus deicitur quercus / πολλαῖς πληγαῖς στεῤῥὰ δρῦς δαμάζεται )

La quercia storta si raddrizza con le botte " (detto abruzzese)

" La quercia fa ghianda " (detto marchigiano)

Chi pianta una quercia è nobile d'animo " (detto toscano)

" Aspetta il porco alla quercia " (detto toscano, consiglia l'attesa del momento giusto)



Curiosità: in lingua inglese, viene indicato con il nome tawny owl a causa del suo colore, quello che noi conosciamo come allocco.
Molte sono le credenze popolari legate a questo animale, legate forse al suo aspetto. La testa grossa, il corpo grassoccio, gli occhi tondi, il volo silenzioso e notturno, l'udito finissimo e la capacità di ruotare la testa hanno fatto nascere la leggenda che la loro visione preannunci disgrazie e morte; associati alle streghe, nel Medioevo qualcuno li inchiodava fuori dalla porta di casa per allontanare gli spiriti maligni.
William Shakespeare scrive nel suo Giulio Cesare (Atto 1 Scena 3):
 " E ieri l'uccello della notte si è seduto / Anche a mezzogiorno sulla piazza del mercato / urlando e strillando ".
John Ruskin ne parla dicendo:
 " Qualunque cosa la gente saggia può dire di loro, io alla fine ho sempre trovato il grido del gufo profezia di malizia per me ". 
Nel suo libro Follie di Brooklyn, Paul Auster confessa: 
" Preferisco mille volte un furfante astuto a un pio allocco. Forse il primo non rispetterà le regole del gioco, ma ha lo spirito ".

Inoltre, perché si dice "restare come un allocco" o "essere un allocco?
L'allocco, o tawny owl in inglese
Questo rapace notturno si è guadagnato l'immeritata fama di essere stupido, a causa dell'espressione sciocca assunta dai suoi grandi occhi rotondi, fissi e vacui, specie se abbagliati da una luce diretta. La stessa espressione che assume chi rimane inerte e attonito di fronte a una situazione imprevista.
E infatti, un proverbio emiliano ci confessa che:

Gli allocchi sono cari a tutti i prezzi "

  (I luc i en cär a tüt i prési)

venerdì 21 ottobre 2016

Step 06: Il Tenné nella Scienza

Abbiamo visto entrare il Tenné all'interno di mondi più disparati (e non è finita!). Prima di proseguire, tuttavia, sarebbe bene domandarci come e quando la nostra tinta, in tutte le sue tonalità, si introduce nella ricerca scientifica in senso lato.
Nel Medioevo, era riconosciuto un modello di corrispondenza tra pianeti, colori, metalli e pietre preziose. Chi per primo però ha indagato sulla loro natura basandosi sull'osservazione, sull'ipotesi, sull'esperimento?

Isaac Newton, noto per il suo trattato l'Ottica (1704), fu il primo ad osservare che un raggio di sole, attraversando un prisma, si dilata in uno spettro oblungo, l'arcobaleno, in cui il rosso e il violetto ai suoi due estremi delimitano i colori intermedi.
In contrasto con il fisico inglese, Louis Bertrand Castel, matematico francese autore dell'Ottica dei Colori (1740), testo in cui osservò che i colori della luce suddivisi dal prisma dipendevano dalla distanza dal prisma. Ecco il primo trattato di fisica in cui appare il colore Fauve, traduzione francese di fulvo.

La diffrazione della luce secondo Castel: viene prodotto il colore "fauve"

Nel 1758 il matematico e astronomo tedesco Tobias Mayer (1723-1762) realizza il primo sistema tricromatico di ordinamento dei colori materiali (cioè superficiali, di pigmenti). Mayer parte dai tre colori che considera “perfetti” o “puri”: il rosso, il giallo e il blu e li rappresenta ai tre vertici di un triangolo. Le mescolanze di due di tali colori sono situate sui lati del triangolo, le mescolanze di tre colori all’interno del triangolo. Ogni colore è rappresentato dalle quantità delle tre componenti rosso, giallo e blu. Per esempio 4, 6, 2 è un ocra con 4 parti di rosso, 6 parti di giallo e 2 parti di blu. La sua teoria è contenuta in una conferenza alla Göttingen Academy of Sciences intitolata De affinitate colorum commentatio (1758). Il suo obiettivo era quello di stabilire quanti colori l’occhio umano fosse in grado di distinguere. Considerando 12 colori per ogni combinazione di primari e 10 livelli di “chiarezza”, il risultato di Mayer era che l’occhio umano può distinguere 910 colori diversi (oggi si ritene che l’occhio umano possa distinguerne circa 10 milioni).

Il triangolo cromatico di Mayer


Nel 1775 il fisico tedesco Georg Christoph Lichtenberg che aveva curato la pubblicazione dell’opera omnia di Tobias Mayer nel volume Opera ineditariprende il modello triangolare di Mayer ma con soli sette colori per lato, e su questo applica la regola del baricentro di Newton. Ottiene una notazione identica a quella della moderna colorimetria. Ma se la regola del baricentro di Newton si basa su mescolanze di luci, il triangolo di Mayer è basato su mescolanze di pigmenti. Dal vertice in alto e seguendo il lato destro centrale si diramano tonalità dall'arancione al giallo rossastro.
Il modello cromatico triangolare di Lichtenberg

Riportiamo infine la stella di Johannes Itten (in tedesco Farbenkugel, 1921), che si ottiene immaginando di “sbucciare “ la sfera cromatica che, vista dall’alto, mostra il polo bianco al centro, mentre quello nero viene suddiviso nelle dodici punte della stella. L’anello intermedio contiene i colori saturi. Gli altri anelli contengono le tonalità dovute a mescolanze con il bianco ed il nero. Ogni punta a partire dal centro presenta 6 tonalità dello stesso colore dal chiaro allo scuro; nei cerchi concentrici si osservano 12 colori diversi ma con la stessa intensità. Interessante per noi la punta dell'arancione.


La stella cromatica di Itten


GEOLOGIA
Anche in geologia, l'indagine su rocce e minerali comporta il riconoscimento di nuove gradazioni di colore. 
Dal Dizionario di autognosia eccletica universale o sia fior di scienza (1842) di Antonio Zambaldi ci proviene una definizione della corniola:
"specie di minerale a base di silice, di color rosso carneo, volgente da un lato al color giallo della cera sino alla così detta corniola cotognina od anco al bruno cornea mentre poi dall'altro lato volge essa gradatamente sino al più intenso rosso cupo di granata" 
Pietra della corniola
Ancora, nel manuale di scienza e storia naturale, Dello stato fisico del suolo di Roma (1820), Giovanni Battista Brocchi indaga sulla costituzione del terreno della capitale in base alla natura delle rocce; è nella sezione di quelle vulcaniche che egli si sofferma sulle varietà di tufo, la cui massa è un aggregato di scorie, lapilli e ceneri; sul tufo litoide afferma:
"Il suo colore è rosso lionato con macchie di tinta più carica o che dipendono da frammenti di lava cui tessitura si accosta a quella della pomice."
Tufo litoide rossastro


Curiosità: il nome Tenné deriva dal tanno, che in biologia indica la corteccia di alcuni vegetali contenente tannino, specialmente della quercia (Quercus), impiegata nella concia del cuoio.


Corteccia di quercia


Il genere Quercus comprende alcune specie sempreverdi, diffuse prevalentemente lungo le coste del Mediterraneo. Le più comuni querce sono state classificate da Linneo, botanico svedese del '700, come Quercus robur e vengono dette comunemente roveri.
Dal Dizionario enciclopedico delle scienze, lettere e arti (1834) di Antonio Bazzarini leggiamo qualcosa in merito alla corteccia del rovere:
La corteccia pestata e polverizzata somministra la miglior concia per la preparazione delle pelli; dà un colore fulvo, e può fino a certo punto sostituire le galle e le cupolette nella tintoria e nell' arte del cappellaio "