martedì 8 novembre 2016

Step 13: Il Tenné nel Fumetto

Entriamo adesso nel mondo del fumetto per cercare di scoprire se esiste una vignetta che illustri, in senso descrittivo, la presenza del tenné. La risposta è certamente affermativa!

Nell'edizione (inglese) "Holiday Special" del fumetto MARVEL (Holiday Magazine) del 2014, pubblicato dalla nota casa editrice Marvel Comics, compare una citazione del nostro colore (tawny in lingua originale).

La vignetta, in particolare, è tratta da una scena dei "Fantastici Quattro", fumetto creato da Stan Lee (per i testi) e da Jack Kirby (per i disegni) nel 1961, per la casa editrice sopra citata. I personaggi principali sono quattro: Reed Richards (Mister Fantastic), con l'abilità di allungare o modificare in qualsiasi cosa voglia ogni parte del suo corpo, detto anche l’uomo di gomma; Ben Grimm (la Cosa), che ha il dono di una forza smisurata; Johnny Storm (la Torcia Umana), il cui superpotere è la capacità di volare e di infiammarsi, di avere controllo sul fuoco tanto da poterne creare oggetti; Sue Storm (la Donna Invisibile), capace di diventare invisibile oltre che di creare campi di forza invisibili.


Nella scena, è descritta una situazione di tensione tra la Cosa e la Torcia Umana (di seguito la traduzione) :
" La tentazione di un'imprecazione lui la teneva stretta fra i denti, e il fumo gli circondava la testa come una ghirlanda. Aveva una faccia di pietra e un corpo per lo più di color tenné che si agitò quando gridò, :"DIO D*****, JOHNNY!" " 


E ancora, il nostro colore (sempre in lingua inglese, tawny) è presente in una vignetta di "Calvin & Hobbes", striscia a fumetti ideata e realizzata dal disegnatore statunitense Bill Watterson, che narra le avventure di Calvin, un bambino di sei anni dall'immaginazione inarrestabile, e di Hobbes, la sua tigre di pezza. Il personaggio di Hobbes è disegnato in due modi diversi: con Calvin è un personaggio che vive, parla e agisce, mentre con gli altri - che non lo vedono attraverso la fantasia di Calvin - è una normalissima tigre di pezza inanimata. La striscia è stata pubblicata sui quotidiani statunitensi dal novembre 1985 al dicembre 1995 comparendo su 2.400 pubblicazioni diverse.
La strip (striscia) è datata 29 maggio 1990 (purtroppo la traduzione letterale non rende la comicità) :
" Contraendo la coda a ciuffi, una calda pancia color tenné: una tigre stanca. "
" ..Un haiku allitterativo composto da Calvin. Grazie, grazie."
" Diamine. " 
           

martedì 1 novembre 2016

Step 12: Il Tenné in Cucina

È provato scientificamente che il nostro cervello associa al colore dei cibi sensazioni positive o negative secondo un “pregresso mentale” che ci lega a sensazioni gradevoli o spiacevoli vissute nel passato; quando un alimento si presenta di un colore diverso da quello a cui siamo abituati subito veniamo investiti da una sensazione di diffidenza e talvolta di disgusto. La tonalità, quindi, diventa segnale di pericolo e ci fornisce indicazioni primarie sul cibo: se un frutto è verde è acerbo, se ha un bel colore è maturo e se invece tende al marrone è marcio.
Dunque, tutti i colori che possiamo ritrovare nei cibi, ciascuno con le proprie caratteristiche, sono in grado di esercitare un impatto diverso sul nostro organismo. Ad esempio, chi ha problemi di digestione dovrebbe optare per alimenti tendenti all’arancione, colore energetico che favorisce l’assimilazione della pietanza stessa, e sul giallo, che agevola la produzione di succhi gastrici e riduce i gonfiori addominali; il marrone dorato, tipico delle torte appena sfornate, è invece un colore appetitoso.

Di seguito, indichiamo una ricetta di un dolce piemontese che presenta queste tre tonalità insieme, dando origine ad una tinta prossima al tenné!



MARRON GLACÉ
marron glacé sono una particolare lavorazione pasticcera della castagna (in particolare della varietà denominata marronesciroppata e poi coperta da una glassa di zuccheroI tempi di realizzazione casalinga sono piuttosto lunghi (si parla di attendere 4 giorni prima di poterle gustare!), ma il risultato sarà più che gustoso!

Porzioni: per 6 persone

Ingredienti:
  • 1 kg. di marroni
  • 1,5 kg. di zucchero semolato
  • 1,5 litri d'acqua
  • zucchero a velo (facoltativo)
Preparazione:
  1. Incidete le castagne per tutta la circonferenza e mettetele a bagno per una notte, in questo modo sarà più facile togliere la buccia e la pelle.
  2. Il giorno dopo portate ad ebollizione una pentola con l’acqua e mettete dentro le castagne, non di più di 10/15 e fate cuocere per un paio di minuti da quando inizia a bollire.
  3. Ora con molta pazienza togliete la buccia e la pellicina facendo attenzione a non rovinare le castagne.
  4. Finito di pulirle tutte rimettete a bollire l’acqua e continuate con le altre.
  5. Se vedete che la pellicina non si riesce a togliere mettete un pentolino con acqua a bollire e tuffate le castagne per pochi minuti in questo modo verrà via meglio. (Non usate l’acqua che avete cotto le castagne perché tingerebbe la castagna di scuro.)
  6. Ora raggruppate tutte le castagne e mettetele in un cestello per cuocere a vapore e fatele lessare per circa 10 minuti fino a quando con uno stecchino riuscite a trafiggerle.
  7. Togliete il cestello e passate le castagne in acqua tiepida per fermare la cottura.
  8. Ora preparate lo sciroppo: mettete in un 1,2 litri d’acqua 900 grammi di zucchero  e fatelo sciogliere. Quando avrà preso il bollore mettete le castagne sempre dentro il cestello e fate cuocere per 4 minuti da quando prende il bollore. (Mi raccomando non deve bollire forte altrimenti romperebbe tutte le castagne.)
  9. Lasciare le castagne raffreddare nello sciroppo per 24 ore e ripetere l’operazione per altre 3 volte, quindi ci vorranno 3 giorni.
  10. Noterete, il secondo o terzo giorno, che lo sciroppo non coprirà più le castagne quindi aggiungete lo zucchero restante e 300 ml di acqua.
  11. Dopo il terzo giorno estraete le castagne e fatele asciugare sopra un foglio di carta forno.

      Ora potete:
  • o lasciarle così e metterle nei pirottini;
  • o in una ciotola mettere due o tre cucchiai di zucchero a velo e uno o due cucchiai di
    sciroppo delle castagne, girare bene e con un pennellino spennellare le castagne in questo modo saranno più lucide e dolci.

Consiglio: Ponete i marron glace’ fatti in casa in una scatola di latta per una migliore e più lunga conservazione!



E per accompagnamento al dolce, proponiamo un rum... tenné!



Si sa che il rum (rhum o ron) è l'acquavite ottenuta dalla distillazione della melassa della canna da zucchero. A seconda del metodo di preparazione, le tipologie variano dal bianco all'oro, allo scuro, dall'invecchiato allo speziato o ancora al premium e super premium.
In particolare, l'azienda vinicola australiana Lou Miranda Estate produce una varietà di rum liquoroso "tawny", proprio per la sua tinta, detto 'Leone' :
Etichetta del rum "tawny"
 prodotto dall'azienda Lou Miranda Estate

Tradizionale aspetto del rum

lunedì 31 ottobre 2016

Step 11: Il Tenné in un Documento

Come abbiamo ricordato nel post precedente, il tenné è una tinta molto utilizzata nell'araldica per la blasonatura. Ma da quale documento ufficiale ci proviene questa informazione?

Sappiamo che il termine tenné deriva dall'antico vocabolo francese tané. Prioprio questo colore viene citato nel 
Dizionario universale delle arti e scienze di Efraimo Chambers 'contenente le figure, le spezie, le proprietà, le produzioni, le preparazioni, e gli usi delle cose naturali e artifiziali', nonché 'L'origine delle cose ecclesiastiche, civili, militari, e di commercio'
XIX tomo, Terza edizione italiana, Genova, presso Felice Repetto, in Canneto, 1775
 Pagina 156:

TANÈ , color lionato scuro, - Nell'Araldica lnglese si chiama Tennè, tenny o tawny, che è un color lucente, fatto di rosso e giallo misti talvolta anche detto brusck ed espresso in iscultura con strisce trasverse o diagonali o sieno lineamenti incrocicchiati che cominciano dal Capo sinistro come porpora e segnato colla lettera T. Vedi PORPORA.
Nelle arme di tutti quegli che stanno al di sotto del grado di Nobili si chiama Tannè, tenny ma in quelle de' Nobli, giacinto si appella; e nelle arme de' Principi, Testa di Dragone. "


Copertina originale del "Dizionario" di Chambers
Pagina del dizionario in cui viene citato il tenné

giovedì 27 ottobre 2016

Step 10: L'Emblema del Tenné

E se volessimo scegliere un'immagine simbolica che ben rappresenta il nostro colore?
Dalla Definizione cromatica del nostro colore, avevamo scoperto che neIl'ambito dell'araldica, il Tenné, a volte indicato come tanné o cannellato, è una tinta di colore marrone aranciato usata ufficialmente in blasonatura*, quanto meno secondo la tradizione araldica dell'Europa continentale, utilizzata principalmente per decorare blasoni, stemmi di famiglia o di leve militari. 
Premesso tutto ciò, la scelta dell'emblema ci porta piuttosto lontano...


Baroda, stato principesco del subcontinente indiano (ora facente parte del Gujarat), vide tra i suoi principali sovrani Sayaji Rao Gaekwad IIImaharaja dal 1875 al 1939.
Durante il suo regno, venne realizzato in suo onore uno stemma, ora conservato nel Museo di Stato di Baroda, che presenta il tenné come principale colore, in particolare nello scudo centrale e nel nastro recante il motto JIN GHAR JIN TAKHT scritto in devenagiri, alfabeto dell'India antica.

Stemma in onore del maharaja Sayaji Rao Gaekwad III,
testimonianza dell'uso del tenné in blasonatura


*blasonatura = descrizione di uno stemma, con i suoi smalti, le sue partizioni, le sue figure nella loro posizione, nel loro numero, nei loro attributi, secondo le leggi e la terminologia proprie della scienza araldica.

mercoledì 26 ottobre 2016

Step 09: L'Abbecedario del Tenné


È arrivato il momento di cominciare a costruire un abbecedario del Tenné, che verrà aggiornato passo dopo passo... Opinioni e consigli sono ben accetti!

come Araldica (dalla definizione di Ian Paterson in "A Dictionary of Colour")
come Blasoni
C come Corniola
come "Dizionario universale delle arti e scienze" Efraimo Chambers
come Essonite 
F come Fulvo
come Grifone
come Hachiko (nome del film in cui il protagonista è un cane di razza Akita. Si veda anche lo step 7)
I
come Lionato
come Marron glacé
come Nebrius ferrugineus (squalo nutrice tenné)
come Ocra
come Porto (vino liquoroso)
come Quercia
come Rum
come Star Trek
come Tenné
come Uccelli
come Valle dell'Acate (tané è l'antico nome del tenné)
Z

martedì 25 ottobre 2016

Lo sapevi che?

È curioso scoprire come nel "Manuale tecnico della Flotta Stellare" di Star Trek (Star Trek Star Fleet Technical Manual, nome originale), nota serie televisiva, viene descritto il colore ufficiale dell'uniforme della Sezione di Comando "Starfleet" , come quelle indossate dal capitano Kirk e dal tenente Sulu, come "Tenne" (altro nome inglese per tenné). Tuttavia, nel programma vero e proprio, alcune uniformi di questa Sezione, tra cui l'alta uniforme dello stesso Kirk, risultavano di tonalità verdastre; il Manuale precisa questo colore come "verde oliva". 
Pagina dello "Star Trek Star Fleet Technical Manual"
che mostra le caratteristiche dell'uniforme


Particolare della pagina: il colore della maglia è il 'tenne'


Personaggi della serie originale Star Trek: in ordine da sinistra,
 il tenente Spock, il capitano Kirk (con l'uniforme tenne) e il medico McCoy
Il capitano Kirk indossa l'uniforme "verde oliva"

domenica 23 ottobre 2016

Step 08: Il Tenné per la Non-Scienza

"Quella superstizione religiosa che presso gli altri uomini è oggetto di biasimo, serve in Roma a mantenere unito lo Stato [...]. Ciò potrebbe suscitare la meraviglia di molti; a me sembra che i Romani abbiano istituito questi usi pensando alla natura del volgo: [...] poiché la moltitudine è per sua natura volubile e soggiace a passioni di ogni genere, a sfrenata avidità, ad ira violenta, non c'è che trattenerla con siffatti apparati e con misteriosi timori. Sono per questo del parere che gli antichi non abbiano introdotto senza ragione presso le moltitudini la fede religiosa e le superstizioni sull'Ade, ma che piuttosto siano stolti coloro che cercano di eliminarle ai nostri giorni." 
                                                               Storie, VI, 56, Polibio  

Sin dai tempi più antichi, come ci mostra questo passo dello storico greco Polibio, tantissimi modi di fare e di dire, atteggiamenti e comportamenti della gente, risultano condizionati proprio da quelle credenze popolari che si vorrebbe ignorare, ma delle quali si subisce un inevitabile influsso. Credenze che, tramandate di generazione in generazione, trovano spesso terreno fertile per gran parte delle persone. E’ difficile, se non inevitabile, per chi sia a conoscenza del loro significato, anche se ammette di non crederci, non restarne coinvolto. Per questa ragione dunque, analizzeremo in che modo il nostro colore è chiamato in causa nel mondo della superstizione, dei detti e proverbi comuni, non solo nella nostra cultura!


In un antico proverbio romano si dice:
" Equus fulvus prius enectus quam fatigatus " (Il cavallo fulvo è già spossato prima di essere domato).
Ma l'aggettivo fulvus compare anche nel nome scientifico del grifone, come avevamo già notato ne Il Tenné e il Mito.
In alcune leggende questo animale abitava i monti Rifei dove estraeva l’oro, mentre presso alcune tribù, si credeva punisse l'avidità e l'avarizia sorvegliando l'oro e le abbondanti gemme che si trovavano sui monti (di solito il Caucaso o gli Urali) facendo a brandelli chiunque cercasse di rubare queste ricchezze.
Inoltre, i grifoni rappresentavano la superbia: questa associazione è dovuta al fatto che si narra che Alessandro Magno cercò di cavalcarne uno per raggiungere la sommità del cielo.
Riguardo al suo uso regolare nell'Araldica, Boekler (1688) diede la seguente interpretazione: "I Grifoni sono ritratti con un corpo di leone, testa d'aquila, lunghe orecchie, e gli artigli dell'aquila, ad indicare l'unione tra forza ed intelligenza". Quest'interpretazione nasce dal fatto che l'aquila simboleggia l'intelligenza, mentre il leone la forza, quindi il grifone rappresenta la perfetta unione di muscoli e cervello. Ma, dopo il cambiamento di vedute seguito a Dante, in cui è ritenuto simbolo della Chiesa, divenne il nemico del Serpente e del Basilisco, entrambi considerati demoniaci.

E nel Vocabolario degli Accademici della Crusca (1705) viene riportato l'antico detto:
 " Dare un grifone a uno " : si dice del dargli un pugno nel viso


CORNIOLA
La pietra ormai a noi cara è protagonista di moltissime credenze. 
Nel Dizionario delle superstizioni (1993), pubblicato da Alfonso Burgio, si legge:
 Pietra sacra alla Vergine, essa preserva da ogni male: allontana le convulsioni, la febbre  intermittente, quella a passo ridotto e quella maltese.
 Per queste sue virtù immunizzatrici, scrive Goethe: 
" La corniola è un talismano, ti fa star felice e sano. Ti protegge dai malanni la tua casa non ha danni ".
 Nell'antica Grecia le matrone la usavano contro i reumatismi e le nevralgie, mentre in  Spagna, al tempo del re Alfonso X, era consigliata per dare un timbro più virile alle voci  bianche e a quelle delle persone peritose: 
 " La corniola tieni d'occhio
 è una pietra portentosa: 
 se hai una voce da finocchio
 te la rende cavernosa ".
 (Anonimo lapidario spagnolo)

La gemma magica si crede inoltre aiuti a trovare la serenità, stimoli la curiosità, accresca le abilità analitiche della mente, esorti all'azione
Alcuni Nativi Americani se ne servivano per scacciare l'apatia o liberare le persone dal dolore e dall'invidia, mentre nel Medioevo chi la sceglieva come ornamento era protetto dai pensieri impuri, stregoneria, fulmini e nevralgie. 
In Cina si pensava che trasformasse le persone timide e impacciate in eccellenti oratori. Secondo la medicina ayurvedica, la corniola è tra i sette cristalli che emettono vibrazioni benefiche: rafforza il carattere, equilibra le passioni, migliora la qualità e la circolazione del sangue, arresta le emorragie, vince i dolori delle coliche, aiuta gli anemici, l'intestino e la digestione, favorendo in generale il metabolismo.



QUERCIA
E non potevano mancare modi di dire e proverbi sulla quercia (ricordiamo che l'antico nome del tenné, tané, identifica la corteccia della quercia), simbolo di forza, longevità e durezza:

" Essere una vecchia quercia " (si dice di una persona anziana ma in ottima salute, oppure di una persona forte e robusta in generale. Riferito anche a individui di grande saldezza morale o grande forza d'animo, capaci di far fronte alle difficoltà e di sopportare e reagire alle avversità della vita senza lasciarsene abbattere)

Una canna al vento vive, mentre possenti querce cadono " (proverbio cinese)

" Forti querce crescono da piccole ghiande " (proverbio inglese)

" Piccoli colpi hanno abbattuto grandi querce " (proverbio olandese)

" Le querce non fanno limoni " (proverbio italiano, o arance in una versione marchigiana)

" Al primo colpo non cade la quercia! " (proverbio italiano; variante latina/greca:
Multis ictibus deicitur quercus / πολλαῖς πληγαῖς στεῤῥὰ δρῦς δαμάζεται )

La quercia storta si raddrizza con le botte " (detto abruzzese)

" La quercia fa ghianda " (detto marchigiano)

Chi pianta una quercia è nobile d'animo " (detto toscano)

" Aspetta il porco alla quercia " (detto toscano, consiglia l'attesa del momento giusto)



Curiosità: in lingua inglese, viene indicato con il nome tawny owl a causa del suo colore, quello che noi conosciamo come allocco.
Molte sono le credenze popolari legate a questo animale, legate forse al suo aspetto. La testa grossa, il corpo grassoccio, gli occhi tondi, il volo silenzioso e notturno, l'udito finissimo e la capacità di ruotare la testa hanno fatto nascere la leggenda che la loro visione preannunci disgrazie e morte; associati alle streghe, nel Medioevo qualcuno li inchiodava fuori dalla porta di casa per allontanare gli spiriti maligni.
William Shakespeare scrive nel suo Giulio Cesare (Atto 1 Scena 3):
 " E ieri l'uccello della notte si è seduto / Anche a mezzogiorno sulla piazza del mercato / urlando e strillando ".
John Ruskin ne parla dicendo:
 " Qualunque cosa la gente saggia può dire di loro, io alla fine ho sempre trovato il grido del gufo profezia di malizia per me ". 
Nel suo libro Follie di Brooklyn, Paul Auster confessa: 
" Preferisco mille volte un furfante astuto a un pio allocco. Forse il primo non rispetterà le regole del gioco, ma ha lo spirito ".

Inoltre, perché si dice "restare come un allocco" o "essere un allocco?
L'allocco, o tawny owl in inglese
Questo rapace notturno si è guadagnato l'immeritata fama di essere stupido, a causa dell'espressione sciocca assunta dai suoi grandi occhi rotondi, fissi e vacui, specie se abbagliati da una luce diretta. La stessa espressione che assume chi rimane inerte e attonito di fronte a una situazione imprevista.
E infatti, un proverbio emiliano ci confessa che:

Gli allocchi sono cari a tutti i prezzi "

  (I luc i en cär a tüt i prési)